Settimana difficile per l'euro

lunedì 29 novembre 2010


eufx
Questa settimana uno dei movimenti più degni di nota fra quelli avvenuti sui mercati principali è stato quello dell'euro che, complici i nuovi timori suscitati dai problemi irlandesi, chiude con una perdita molto pesante del 3.2% contro il dollaro, finendo la sessione con una candela weekly davvero orribile e, per di più, in una posizione delicatissima.

Vale la pena quindi indagare a fondo il cambio euro dollaro, re incontrastato degli scambi sul forex, per cercare di avere una prospettiva migliore su una relazione cruciale come quella fra le due più importanti valutine fiduciarie del pianeta.

Partiamo qundi dal future che, benché rappresenti solo una frazione degli scambi che avvengono sul mercato spot delle valute (ormai attestato intorno al 37% del totale di circa 4.000 miliardi di dollari giornalieri di scambi), ha il grande vantaggio di fornire anche i volumi, elemento essenziale e mancante in un mercato diffuso e non centralizzato come quello dello spot fx.

Sul futures del cambio euro/dollaro passa circa il 16% dei volumi scambiati sullo spot: una grandezza significativa e sufficiente a fornire indicazioni degne di nota.

Le considerazioni che si possono fare a riguardo sono sostanzialmente due: la prima, di più ampio respiro, è che eurusd ha fallito il primo attacco ad un'area di volumi notevoli e assolutamente cruciale, come quella posta intorno al livello di 1.4, vero e proprio "point of control" degli ultimi quattro anni.

La seconda, decisamente meno rilevante a livello di orizzonte temporale, è che le ultime tre settimane di ribasso hanno visto volumi calanti e quindi una partecipazione relativamente contenuta e meno convinta a questa correzione, nota che diluisce almeno in parte, benché su un time frame meno rilevante, le implicazioni del fallimento a 1.4.

Una nuova e protratta fase di forza del dollaro potrebbe avere implicazioni severe sia per le borse, abituate da tempo a prosperare maggiormente durante i suoi periodi di debolezza, sia per le commodities in generale, per il semplice fatto che le quotazioni delle materie prime principali sono espresse in dollari.

Essenziale poi anche per ciò che ci riguarda la forza/debolezza della valuta europea in generale e non solo rispetto al dollaro. Rispetto ad un guadagno ufficiale dello 0.76% contro il dollaro ad esempio, l'oro chiude la settimana contro l'euro ad un formidabile +4.21%. Che sia dovuto più alle difficoltà della moneta unica che ai meriti de metallo giallo poco importa: chi avesse comprato oro vendendo euro una settimana fa, ora sarebbe seduto su un ottimo guadagno.


 



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