Compravendite immobiliare, quando la crisi non c'entra nulla....

martedì 23 novembre 2010

Generalizzare, far della crisi finanziria degli ultimi due anni, la ragione di ogni male, spesso conviene, ma quasi mai è la risposta giusta. Nel caso specifico del settore immobiliare e del (tanto atteso, mi permetto di aggiungere) calo di comprevendita, addirittura la crisi economica non ne è la causa, ma semmai l'effetto. 
Mi spiego; poco prima dell'avvento dell'euro, il settore immobiliare, il mattone per intenderci, era già di se un settore altamento profittevole per quanto riguardava sia l'uso che l'investimento del proprio denaro. Comprare un immobile, specie in Italia, è da sempre considerata un'operazione finanziaria, saggia, utile e meritevole, c'era però da notare che il valore degli immobili, anni luce lontani da quelli catastali, avevano comunque una forte aderenza con un reale valore commerciale, che seppur alto in alcune zone, era legato a fattori sociali, strutturali, quali potevano essere il diniego di nuove licenze edilizie, la particolarità dei paesaggi, la storicità e commerciabilità di determinate zone, basti pensare a Pompei, Capri, Centro di Roma, e via dicendo. Con l'avvento dell'euro però, in particolar modo in Italia è avvenuto un fatto strano, non solo come noto a tutti il valore della vita è raddoppiato, in quanto l'euro ha disintegrato le soglie psicologiche di spesa di ogni singolo italiano e/o risparmiatore-consumatore, ma i valori degli immobili, causa un pessimo e assai poco professionale disservizio sociale creato da aspiranti o pseudo tali agenti/professionisti del settore immobiliare che nel tentativo di accaparrarsi quel o tale altro contratto in esclusiva lievitavano il valore commerciale degli immobili, ha portato ad una corsa al rialzo, che cavalcando la naturale propensione italiana ad acquistare ancor prima di ogni bene, quello immobiliare, ci ha catapultati nel giro di quasi dieci anni in un vortice di assurdità pazzesca. 
Ci siamo ritrovati così, senza nemmeno accorgecene, a pagare fitti da capogiro (i più intelligenti a quel punto la casa la compravano all'asta) o sborsare centinaia di migliaia di euro per appartamenti che in periodi pre euro, non avrebbero toccato i duecento milioni di vecchie lire. 
A rincuorare l'assurda generazione di "new immobiliaristi" che da cantine e scantinati hanno fatto fuoriuscire ville e appartamenti che poi rivendevano come  castelli ottocenteschi (sempre a dir loro ovviamente) c'è stato l'enorme fenomeno studentesco, che rispetto agli anni precedenti, causa/merito l'emancipazione sociale sempre più forte, ha portato flussi di studenti del sud a migrare verso università più blasonate, in altrettante città più blasonate, facendo nel giro di pochi anni, balzare i prezzi degli appartamenti situati nelle periferie di Roma e Milano dove dislocano le maggiori università, verso cifre inimmaginabili e ingiustificabili. 
Per toccare con mano l'entità del fenomeno, basta sfogliare un qualsiasi giornaliere cittadino, di quelli dove ci sono gli annunci delle case in vendita e/o in affito, per notare come la speculazione immobiliare sia quasi prossima allo sciacallaggio, con l'aggravante che lo sciacallaggio è riconosciuto quale reato e perseguibile, la condotta diplorevole e disgustosa di tantissimi proprietari d'immobili, invece, è del tutto legittima (almeno per la legge). 
Basti pensare che volendo prendere una stanza o peggio ancora un semplice posto letto in una camera doppia (ovviamente abitata da un perfetto sconosciuto) nel centro di Roma o Milano siano necessarie dalle 400 alle 600euro al mese e che spesso, con la convivenza e il silenzio di tanti amministratori condominiali, questi furbetti del quartierino, ospitano in appartamenti di 80/90 mq 6 a volte 7 "affittuari", con un ricavo (ovviamente non denunciato al fisco) per decine di migliaia di euro l'anno. 
Questo succedersi di cause ha generato un innalzamento dei valori immobiliari, già fortemente alto causa come dicevamo il pessimo comportamento di pseudo professionisti delle agenzie immobiliari, che ha portato la classe media e ovviamente ancor di più la classe operaia sull'orlo di un baratro profondissimo. 
Famiglie intere, monostipendi, con introiti mensili di poco più di mille euro al mese, si sono ritrovati a dover pagare affitti di 700/800euro al mese, con conseguente distruzione di ogni bilancio familiare. 
Ciò a cui assistiamo oggi, e che spesso i nostri politici, complici attivissimi di questo malcostume, denominano come fenomeni dei bamboccioni, non è altro invece che la presa di coscienza da parte di tantissimi giovani, che già pesantemente colpiti dalla precarietà della loro situazione lavorativa, in maniera silenziosa e civile, stanno reagendo a questa infamia perpretata, annullando le richieste di compravendita e sforzandosi di restare in casa il più possibile, nella speranza che annullando o quanto meno diminuendo la "domanda", con il tempo e con la ragion veduta, possa prima o poi, diminuire anche "l'offerta". 
Certo, sarebbe stato di gran lunga più bello, poter usufruire di una tutela "statale" da parte di quegli organi che pagati per vigilare, controllare, tutelare, tutto fanno all'infuori del proprio lavoro, poco sarebbe bastato al legislatore infatti per introdurre regole e norme che tutelassero i giovani, le giovani coppie, i tessuti socialmente deboli dalla "bolla immobiliare" e dall'innalzamento ingiustificato e ingiustificabile del prezzo delle case. Ma purtroppo, siamo in Italia, le ragioni e la logica lasciano spesso il passo al profitto ignobile e alla partitocrazia sociale, e quindi, a parte il disgusto di prender atto, non resta che la silenziosa protesta.

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